CHI È MATTEO PIAZZALUNGA?

Nato in provincia di Bergamo, diplomato in regia all’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio. Ha lavorato in Tv come runner, ha una piccola produzione indipendente, lavora come copywriter e ha creato il primo Podcast italiano dove parla di sceneggiatura.

Ringrazio Matteo per aver dedicato una puntata alla storia del progetto di Sceneggiatura da Schermo dove potete ascoltarla qui:

Il Podcast di Matteo mi ha incuriosito molto e ho deciso di porgli qualche domanda per approfondire il suo progetto:

CN: Com’è nata l’idea di unire la sceneggiatura ai podcast?

MP: L’idea di aprire un podcast che parli di sceneggiatura è nata da una mia esigenza. Partiamo dal fatto che il mio sogno nel cassetto è diventare sceneggiatore. Quando ho scoperto il mondo dei podcast ho ascoltato molti show che parlano di scrittura, come ad esempio Scrittura creativadi Carmen Laterza e Esordienti di Matteo B. Bianchi e prodotto da storielibere.fm. Purtroppo la scrittura cartacea differisce per molte cose dalla scrittura per il grande e piccolo schermo e quindi, per quanto ci siano dei punti d’incontro comune, sentivo di aver bisogno di qualcosa di più specifico. Il mondo dei podcast americani offre molti show che trattano l’argomento della sceneggiatura, come ad esempio Draft 0, ma in italiano non c’è nulla. Nel periodo in cui cercavo un podcast italiano per imparare a fare lo sceneggiatore stavo frequentando Audible Academy (è il corso in cui ho scoperto i podcast). Alla fine ho deciso che se l’avessi fatto io allora ci sarebbe finalmente stato un podcast sulla sceneggiatura in Italia e che, probabilmente, avrei imparato a sceneggiare proprio rimettendomi a studiare le sceneggiature degli altri e discutendone con gli ascoltatori che, come me, sono appassionati di sceneggiatura.

CN: Hai riscontrato delle problematiche nel parlare a voce di un mestiere che viene principalmente scritto?

MP: Nessun problema… più che altro perché non parlo solo di sceneggiatura. Chi mi ascolta sa bene che questo podcast è anche un po’ un pretesto per parlare di me stesso. In ogni puntata tratto un argomento tipico della narrazione e cerco sempre di rapportarlo ad un’esperienza che ho vissuto sulla mia pelle. A questo bisogna sommare anni di studio di sceneggiatura che mi veniva insegnata oralmente da Maestri della scrittura. Alla fine parlarne è un po’ come cercare di riportare quello che ho imparato dalle loro lezioni in un discorso che riassuma ciò che ho sentito a me affine. Ribadisco che Passione Sceneggiatura NON è un corso di sceneggiatura. Il mio podcast è semplicemente una mia visione, una mia interpretazione di quello che è la sceneggiatura.

CN: Come definiresti il mestiere dello sceneggiatore con una parola?

MP: Stimolante.

stimolante agg. e s. m. [part. pres. di stimolare]. – 1. agg. a. Che stimola, che è capace di stimolare, cioè di incitare o eccitare: lo spettacolo ebbe su di lui un effetto s.; talvolta con valore e costruzione verbale: esempî s. alla virtùun ambiente comodo, piacevole, signorile, e perfino s. per il cervello (Bassani). b. Che suscita viva curiosità e interesse: uno studio s.una ricercauna lettura stimolanteFonte: Treccani

CN: Il progetto è seguito da molti aspiranti sceneggiatori, tu hai già una bella dose di esperienze: cosa vorresti dire a chi si trova al punto di partenza?

MP: Gli direi quello che ho detto a me stesso anche dopo anni di studi e di sceneggiature scritte e prodotte: devo studiare ancora. Devo imparare ancora. Non si smette mai di imparare. Mai. Imparare significa studiare, leggere, guardare, ascoltare. Studiare dai manuali, leggere le sceneggiature originali dei professionisti, guardare molti film (possibilmente che abbiano vinto premi alla sceneggiatura piuttosto che agli effetti speciali), ascoltare chi ha già esperienza in questo settore e vi dice che magari i vostri dialoghi sono poco realistici (scusa ma questo era un sassolino nella scarpa che volevo togliermi da tempo).

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Francesco Ciavarro: Utilizzi il viaggio dell’eroe? (Libro di Christopher Vogler)

MP: Il viaggio dell’eroe è il titolo della seconda puntata del mio podcast ed è la tipologia di narrazione che preferisco. Lo considero la base di qualsiasi storia. Anche una serie corale si può basare sul viaggio dell’eroe. Così su due piedi le fasi principali del viaggio dell’eroe sono l’equilibrio iniziale, l’incidente scatenante, il primo ostacolo o primo punto di svolta, la corsa verso l’obiettivo, il punto di maggiore suspance (midpoint o punto di non ritorno), la discesa all’inferno, la lotta contro i demoni (interiori, psicologici, esteriori, protettori dell’antagonista), lo scontro finale e la sua risoluzione che può poi portare alla tragedia (con la morte dell’eroe) o al lieto fine (con il raggiungimento dell’obiettivo e la risoluzione del conflitto iniziale). Queste fasi, in un corale, vengono affrontate quasi tutte da tutti i personaggi. Esistono molti altri schemi narrativi, ma ad una analisi più approfondita si trovano moltissimi punti in comune e le differenze fra un metodo narrativo e l’altro generano “semplicemente” l’Unicità di ogni storia degna di successo. Per dirla più in stile Passione Sceneggiatura, più terra terra, non esiste uno schema migliore o peggiore, esiste solo lo schema più funzionale alla nostra storia.

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